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IL CIGNO NERO A FORMA DI VIRUS

By 12 Aprile 2021 No Comments
12 Aprile 2021

Il consumismo senza attenzione igienico-sanitaria, insieme alla perdita di biodiversità, al cambiamento climatico, alla sfrenata antropizzazione della superficie terrestre hanno certamente favorito il sorgere così frequente di epidemie, anche pandemiche (Ebola, Sars, Mers, influenza aviaria o suina ma anche l’Hiv che causa l’Aids) tutte nate nelle regioni asiatiche e di origine animale (zoonosi). Con il Covid-19 abbiamo il concentrato di indicazioni utili sui cambiamenti da adottare per imboccare la via dell’Economia Sostenibile.

La deforestazione selvaggia riduce la barriera della biodiversità che contiene la diffusione dei virus. La promiscuità con gli animali selvatici per uso alimentare, senza le necessarie cautele igienico-sanitarie, rimane molto diffusa in Asia e in altri luoghi meno emancipati dell’Occidente. In definitiva comportamenti sbagliati e l’assalto all’ecosistema sono, e saranno sempre di più, la causa più frequente per la diffusione di virus. Circa un milione di specie animali e vegetali sono a rischio estinzione: negli ultimi decenni abbiamo perduto il 60% delle popolazioni di invertebrati, mentre gli esseri umani raddoppiavano insieme alle emissione di gas climalteranti.

Nonostante il progresso, ancora due miliardi di persone vivono in povertà. Lo sviluppo, a carico del degrado dell’ecosistema, ha creato un valore infinitamente inferiore rispetto ai costi che stiamo subendo e subiremo sino alla fine della pandemia in corso, in attesa della prossima. Il primo untore è stato il nostro mondo malato, con il suo ecosistema indebolito, con una crescita fragile in balia dell’imprevedibilità, con il suo ambiente umiliato, con le ingiustizie sociali e l’astrazione dall’economia reale, schiacciata da quella finanziaria, il senso morale governato dall’ipocrisia dilagante e da appartenenze polarizzate. Godiamo di benessere cresciuto nel mondo a scapito del mondo stesso, cresciuto però senza equità e senza dare maggiore felicità.

Siamo più fragili senza l’efficienza dei sensi. I nostri sensi non ci hanno protetto, sopraffatti dalle mode, sconvolti dai pregiudizi, storditi dalle appartenenze tribali nei social. Abbiamo perso il confronto con l’autenticità della vita. La mascherina occlude l’olfatto e nasconde il sorriso, il distanziamento proibisce il contatto, il virus colpisce il gusto e l’olfatto, la paura verso gli altri, verso la gente, offende la socialità. La preoccupazione assopisce l’allegria mentre filtra la paura di essere investiti e sopraffatti da pensieri assillanti e ossessivi. Il senso civico lascia spazio all’egoismo, la leggerezza perduta tende a renderci più chiusi e, talvolta, anche imprudenti per cercare imperterriti una libertà rubata all’equilibrio sociale, anche illusi di respirare un nuovo alito di protagonismo sui social.

Umiltà, consapevolezza e solidarietà sono le linee guida della ripresa, diciamo pure della rinascita, nel tracciato della Sostenibilità. Ottimismo e coraggio, pronti al sacrificio dell’impegno, sono l’energia del cammino da riprendere. Il tempo dell’isolamento ci ha dato buone indicazioni e fatto capire che troppe cose non funzionano: la Pubblica Amministrazione deve essere all’altezza dello Stato, la politica all’altezza della società, gli elettori all’altezza dei Cittadini, i Cittadini all’altezza degli uomini. Le infrastrutture sociali e le responsabilità individuali aspettano di essere riequilibrate. Ripartiamo dall’uomo, dall’umanesimo, elaborando la frustrazione delle abitudini perdute, riproponendole senza l’alienazione che ci ha prostrato. Ritrovare una vita normale, nel senso di riconciliata con la natura, non più surrogata da costruzioni mentali che – a pensarci bene – erano estranee alla nostra libera scelta, ci mancavano di rispetto. Riportare la dovuta negatività alla furbizia, all’ignoranza becchina, alla superficialità, all’evasione fiscale e civica.

La forma sia di nuovo sostanza, purché genuina e istintiva. Sentiamo di riprendere in mano una visione realistica dell’esistenza e della socialità, del benessere e del futuro, liberata da preconcetti e falsi orientamenti, da illusoria appartenenza. Riattiviamo la nostra creatività fantastica, la nostra biodiversità unica. Diamo più valore ai paesaggi, all’arte, al cibo, alle tradizioni, al calore della gente, all’umanità sociale, all’eleganza e alla qualità della moda e del design riconciliati con la funzionalità e la Sostenibilità. Per rinascere dovremmo prima saper tornare bambini, riconquistare la curiosità di scoprire, l’entusiasmo di voler crescere per avere un ruolo attivo indipendentemente dalle conquiste facili, dal benessere illusorio strappato con malizia e senza merito. Il momento è ora, abbiamo la propensione al cambiamento, lo spirito adatto e abbiamo toccato il fondo del realismo. Resettiamo lo stato mentale puntando più sul possibile e meno sul probabile, valorizzando le esperienze sane che portano al concreto cambiamento, senza stravolgere e senza cancellare.

Siamo il popolo e la natura della biodiversità: valorizziamo ulteriormente ogni risorsa divergente per ibridare l’esistente. In questo mondo globalizzato, cosmopolita, le idee devono circolare e rigenerare la società multietnica – meglio chiamarla aperta e multiforme, feconda di creatività. Questo ci consente di potenziare gli asset naturali del “brand Italia” fatto di design, moda, arte, gastronomia, bellezza, tutto mixato con una cultura tecnologica e scientifica che non è da meno a nessuno. Formare “STEM” (Science, Technology, Engineering and Mathematics) per sostenere lo sviluppo non basta. Serve anche rieducare i giovani al senso civico, al bene comune, ai valori che formano le eccellenze: dall’onestà al rispetto, dalle buone maniere al sacrificio per un risultato non da furbi ma da competenti. Essere protagonisti della società non può essere un obiettivo da raggiungere a tutti i costi e con ogni mezzo, ma uno stile di vita che genera l’emulazione positiva e veramente vincente.