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LA BCE RICHIEDE MAGGIORE ATTENZIONE

By 3 Agosto 2022 No Comments
03 Agosto 2022

LA BCE RICHIEDE MAGGIORE ATTENZIONE AL RISCHIO CLIMATICO DA PARTE DELLE BANCHE E, CONSEGUENTEMENTE, DELLE IMPRESE

La prova di stress prudenziale della Banca Centrale Europea (BCE)  evidenzia la necessità di maggiore attenzione al rischio climatico da parte delle banche.

Le banche devono essere in grado di fornire informazioni esaustive e innovative sul rischio climatico, tanto interno quanto sui finanziamenti e operazioni M&A – Mergers and Acquisitions.

La maggior parte delle banche non dispone di solidi quadri di riferimento per le prove di stress sul rischio climatico con la conseguente mancanza di dati pertinenti

La prova di stress riduce il rischio di perdite per le banche in uno scenario di transizione ordinata. I risultati della prova di stress sul rischio climatico condotta dalla BCE evidenziano che le banche non tengono ancora adeguatamente conto del rischio climatico, malgrado alcuni progressi rispetto al 2020.

Le banche dell’area dell’euro devono urgentemente intensificare gli sforzi per misurare e gestire il rischio climatico, colmando le attuali lacune nei dati e adottando buone prassi già presenti nel settore.

La prova di stress, che rientrava nella tabella di marcia generale per il clima della BCE, non è stata svolta nell’ottica dell’adeguatezza patrimoniale bensì come esercizio conoscitivo a beneficio sia delle banche sia dei responsabili della vigilanza. L’obiettivo è rilevare informazioni di tipo qualitativo e quantitativo, per valutare il grado di preparazione del settore nella gestione del rischio climatico e raccogliere le migliori prassi per affrontarlo.

Questo esercizio è una pietra miliare nel nostro percorso verso un sistema finanziario più resiliente al rischio climatico; spetta alle banche intraprendere azioni incisive, sviluppando a breve-medio termine solidi quadri di riferimento per le prove di stress in ambito climatico.

Alla prova di stress hanno partecipato in totale 104 banche significative, fornendo informazioni in relazione a tre moduli: 

  1. capacità interna di condurre prove di stress sul rischio climatico,
  2. dipendenza da settori ad alta intensità di emissioni di carbonio, 
  3. risultati ottenibili in diversi scenari e su vari orizzonti temporali

La prova di stress di tipo bottom-up nell’ambito del terzo modulo era riservata a 41 banche vigilate direttamente, per assicurare proporzionalità nei confronti delle banche di minori dimensioni.

In base ai risultati del primo modulo, circa il 60% delle banche non dispone ancora di un quadro di riferimento per le prove di stress in ambito climatico. Analogamente, la maggior parte delle banche non include il rischio climatico nei propri modelli per il rischio di credito e appena il 20% ne tiene conto come variabile ai fini dell’erogazione di finanziamenti

Presso le banche si riscontra al momento una carenza di migliori prassi, in base alle quali esse dovrebbero consolidare la capacità di condurre prove di stress su vari canali di trasmissione del rischio climatico (ad esempio rischio di mercato e rischio di credito) e portafogli (ad esempio credito societario e mutui).

Il secondo modulo della prova mette in luce che, in termini aggregati, quasi due terzi delle entrate delle banche derivanti da clienti aziendali non finanziari provengono da industrie ad alta intensità di gas a effetto serra. In molti casi le “emissioni finanziate” dalle banche derivano da un numero esiguo di controparti di grandi dimensioni. Ciò accresce l’esposizione delle banche ai rischi di transizione. Le banche si basano spesso su indicatori di tipo indiretto per stimare la propria esposizione verso settori ad alta intensità di emissioni. Da un lato, va apprezzato questo primo passo per colmare le lacune nei dati; dall’altro, è necessario che le banche interagiscano maggiormente con la clientela per ottenere dati più accurati e informazioni sui rispettivi piani di transizione. Questo è un presupposto indispensabile per le banche, ai fini della futura misurazione e gestione dell’esposizione ai rischi climatici.

La prova di stress di tipo bottom-up nell’ambito del terzo modulo richiede alle banche di proiettare le perdite nell’eventualità di fenomeni meteorologici estremi e su scenari di transizione con diversi orizzonti temporali. Il risultato conferma che il rischio fisico esercita un impatto eterogeneo sulle banche europee: la vulnerabilità delle banche a uno scenario di siccità o calore estremo dipende fortemente dalle attività settoriali e dall’ubicazione geografica delle rispettive esposizioni. Gli effetti di tale rischio si concretizzano in un calo della produttività a livello settoriale, ad esempio nel campo dell’agricoltura e dell’edilizia, e in un aumento delle perdite su crediti nelle aree interessate. Analogamente, nello scenario di rischio di inondazione ci si attende che a risentirne siano soprattutto le garanzie immobiliari e i mutui sottostanti nonché i prestiti alle imprese, soprattutto nelle zone più colpite.

Dalla prova di stress emerge che nello scenario di transizione disordinata a breve termine e nei due scenari di rischio fisico le perdite su crediti e di mercato ammonterebbero a circa 70 miliardi di euro in termini aggregati per le 41 banche in oggetto. 

Il rischio climatico effettivo è tuttavia significativamente sottostimato, poiché l’analisi si concentra solo su una parte del problema reale per una serie di motivi: 

  1. scarsità di dati in questa fase iniziale,
  2. modelli alla base delle proiezioni delle banche che riescono a cogliere i fattori climatici soltanto in modo rudimentale, 
  3. esclusione di fasi di rallentamento economico e di effetti di secondo impatto dagli scenari e
  4. perimetro dell’esercizio che tiene conto soltanto di circa un terzo delle esposizioni totali delle 41 banche. 

Inoltre, data la natura esplorativa dell’esercizio, non sono state effettuate integrazioni dal lato della vigilanza; ciò significa che i calcoli originariamente proposti dalle banche non sono stati modificati.

Per quanto riguarda le proiezioni a lungo termine delle banche in diversi scenari di rischio climatico, i risultati della prova mostrano che una transizione verde ordinata si traduce in perdite inferiori rispetto a un’azione disordinata o non guidata da politiche. 

Le banche denotano tuttavia una scarsa differenziazione fra diversi scenari di lungo periodo poiché non dispongono di strategie solide, al di là della tendenza a ridurre le esposizioni derivanti dai settori più inquinanti e a sostenere imprese con minori emissioni di carbonio. Le banche devono pertanto tenere conto dei canali di trasmissione diretti e indiretti nella pianificazione strategica a lungo termine.

I risultati di questa prova di stress saranno considerati ai fini del processo di revisione e valutazione prudenziale da un punto di vista qualitativo. Quest’anno non comporteranno un effetto patrimoniale diretto mediante gli orientamenti di secondo pilastro. Le banche partecipanti hanno ricevuto un riscontro individuale, in base al quale ci si attende che ciascuna intraprenda azioni in linea con le migliori prassi che la BCE pubblicherà nell’ultimo trimestre del 2022.

Questo esercizio è un segnale concreto dell’impegno della BCE a guidare le banche europee nella transizione verde, che richiede altresì la cooperazione con le autorità europee e a livello mondiale. 

I risultati della prova di stress sul clima 2022 aiuteranno le banche europee a orientare la loro azione al fine di potenziare la propria capacità di condurre prove di stress sul rischio climatico e di prepararsi a raccogliere le sfide e le opportunità di uno scenario di azzeramento delle emissioni. Inoltre, i risultati emersi in questa sede complementeranno quelli di altre attività di vigilanza attualmente in corso, fra cui l’analisi tematica 2022 sulle modalità di integrazione dei rischi climatici e ambientali nelle strategie, nella governance e nella gestione dei rischi delle banche.